Arcidiocesi di Catania

Parrocchia 

"San Massimiliano Kolbe"

Via delle viole 75, Misterbianco (CT)


Recapiti Telefonici: 095/7146468;

                                    349.7894727

Email: [email protected]

Orario SS. Messe

INVERNALE (dal 1° ottobre 2025 al 7 giugno 2026)

  • Festive:

       Sabato e prefestivi:  ore 18:00
       Domenica e festivi:  ore 10.30
                                           
ore 18.00

  • Feriali:                        ore 18:00 

    

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ESTIVO 
(dall'8 giugno 2026 al 25 Settembre 2026)

  • Festive:

       Sabato e prefestivi:  ore 19:00
       Domenica e festivi:  ore  9.30
                                           
ore 19.00

  • Feriali:                        ore 19:00 

  

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Adorazione Eucaristica:

ogni giovedì alle ore 17.00.

Prove di Coro:
ogni venerdì alle ore 18.30

Lettera aperta

 
Con estremo dolore abbiamo appreso il gravissimo episodio avvenuto nel nostro quartiere di Belsito: nel cuore della notte, un padre di famiglia aggredisce quasi mortalmente la moglie colpendola alla testa, in presenza dei figli, quattro, alcuni segnati da qualche difficoltà personale.
Ciò accade il 30 maggio c.a. alla vigilia della Solennità della Santissima Trinità, quando la Chiesa cattolica celebra il Mistero di quel Dio che si è voluto rivelare all’uomo, sua creatura, concretamente e personalmente, inviando il Figlio unigenito, Gesù Cristo, il quale, dopo aver vissuto quell’esperienza tragica per ogni uomo, la morte, l’ha vinta per l’obbedienza amorosa al Padre. E l’ha vinta per ciascuno di noi, cosicché possiamo ragionevolmente sperare anche per tutti noi e per i nostri cari la vittoria ultima e definitiva dell’amore sul male e della vita sulla morte, facendo esperienza sin da ora della Presenza del Risorto nella Sua Chiesa, che è anche la nostra comunità locale.
La celebrazione della SS. Trinità è la celebrazione di un Dio non astratto e ignoto, ma un Dio che si è rivelato in modo assolutamente inimmaginabile come Padre, Figlio e Spirito, e del quale facciamo esperienza per grazia, pur rimanendo Egli per noi ultimamente un Mistero. Eppure certamente è Mistero divino di Amore, di Relazione amorosa, di Comunione, fra tre Persone, unico Dio.
E noi, «fatti a Sua immagine e somiglianza», dovremmo comprendere come la relazione interpersonale non sia affatto questione secondaria per l’uomo di oggi, bensì essenziale per il continuo e sano progresso della nostra umanità, della nostra coscienza della realtà, della nostra intelligenza e affettività.
Troppo spesso invece ci illudiamo di proteggere e custodire la nostra vita, la nostra umanità, i nostri affetti, ergendo muri attorno a noi, nella più totale solitudine (magari avendo 2000 amici sui social), eliminando qualsiasi luogo di incontro reale (non virtuale) con l’altro sapendolo guardare in faccia e negli occhi. Persino i marciapiedi spesso sono assenti nel nostro quartiere di Belsito. Addirittura non molto tempo fa abbiamo assistito con sgomento all’incendio probabilmente doloso del carrozzone dei panini in piazza San Massimiliano, uno dei rarissimi luoghi di incontro per il quartiere. E nella solitudine i mali crescono e ingigantisce la nostra difficoltà di gestirli! Di fronte alla solitudine altrui, tutti siamo pronti a dichiarare di fare il bene, mentre in realtà ipocritamente, e ormai senza alcuna coscienza, conviviamo con l’indifferenza che è il male nascosto. E il male dilaga a nostra insaputa (…insaputa non raramente voluta).
Il Cristo risorto, quando appare ai suoi discepoli dicendo loro «pace a voi!», mostra le piaghe della crocifissione: il Risorto non baipassa il male, spesso opera di uomini sconsiderati, ma lo affronta e fa diventare quel luogo di male e di morte (la Croce) il luogo della Resurrezione, della vittoria della vita e dell’amore.
Il male umano ha radici profondissime che nessun altro, se non Dio, conosce: l’albero genesiaco «del bene e del male» – ricordiamo – è un albero indigesto per ogni uomo che non «può» mangiarne i frutti, perché non è lui, ma Dio soltanto, il principio e il discrimine del bene e del male. Nessuno si erga dunque a giudicare e condannare nessuno, semplicemente perché non sa e non può sapere fin dove scavare e trovare le origini recondite di quel male.
Di fronte al male umano nessuno, se non in modo un po' infantile, può dire e credere davvero di essere apposto, per aver presuntivamente fatto tutto ciò che poteva fare per migliorare le cose. Né può pretendere di comprendere tutto con categorie, quali «femminicidio» o altre, di fatto umanamente forse lontane dalla reale comprensione delle cose. Personalmente, invece, e come comunità parrocchiale, col coraggio di guardare in faccia l’enorme male commesso da quell’uomo verso la moglie e non meno gravemente verso i suoi stessi figli, con l’onestà che proviene soltanto dalla contemplazione del Crocifisso, chiedo perdono a Dio per non aver fatto come singoli e come comunità (almeno) abbastanza per evitare la tragedia in parola. Se, infatti, il «Regno di Dio» inaugurato da Cristo, quello della «pace» vera che si nutre della certezza di un Destino ultimamente buono e di un Dio che ha dato e dona la Sua vita per me, si espandesse sulla terra grazie a me, grazie a noi, tali eventi forse accadrebbero meno frequentemente.

Pertanto innanzitutto la nostra preghiera si vuole elevare a Dio e riguarda certamente la Signora attualmente in ospedale, le sue gravissime condizioni fisiche e quelle spirituali! riguarda i suoi figli: che il Signore sostituisca l’immagine dell’aggressione operata dal padre verso la loro madre con la luce del perdono e della Sua Misericordia infinita! riguarda l’aggressore: che il Signore gli dia il coraggio e la forza del pentimento che non schiacci e distrugga la persona ma che riesca ad aprirsi al perdono di Dio e al Suo abbraccio misericordioso! Ma riguarda anche noi: Venga il Tuo regno, Signore, venga tramite noi! o, come la liturgia di oggi ci suggerisce: «Se ho trovato grazia ai tuoi occhi, Signore, che il Signore cammini un mezzo a noi. sì, è un popolo di dura cervice, ma tu perdona la nostra colpa e il nostro peccato: fa’ di noi la tua eredità» (Es 34, 9). Continua, o Signore, a fare di noi la tua eredità! Così sia!

Ma, oltre alla preghiera, cari fratelli e sorelle, vi invito a vivere la comunità parrocchiale che apre le porte a tutti, come Casa di Dio, affinché le relazioni autentiche e reali ivi intessute possano abbattere i muri della solitudine e fare crescere tutti, noi e gli altri, verso il bene e la pace, allargando il Regno di Dio. La comunità parrocchia non è un edificio di pietre morte, ma di pietre vive che vi aspetta (per la S. Messa festiva e non solo)!

Don Roberto Interlandi
Parroco